Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'enciclop​edia dei libri illustrati Disney. La nostra memoria ha una bussola

di Giuseppe Pollicelli*

È ormai abbastanza risaputo, anche tra i non lettori di comics, che la scuola fumettistica disneyana più importante del mondo, per la quantità e la qualità delle storie prodotte, sia quella italiana. Le avventure più belle, più avvincenti e più tradotte nel globo, tra le migliaia che hanno per protagonisti Topolino, Pippo, Paperino e gli altri celebri personaggi la cui paternità viene convenzionalmente attribuita a Disney (benché il geniale Walt non ne abbia inventato neppure uno all’infuori di Mickey Mouse, tuttavia opera di Ub Iwerks almeno quanto sua), sono state partorite, a partire dai primissimi anni Cinquanta, proprio nel nostro Paese, grazie all’estro e alla professionalità di autori come Guido Martina, Giovan Battista Carpi, Luciano Bottaro, Romano Scarpa, Rodolfo Cimino, Carlo Chendi, Giorgio Cavazzano e svariati altri.

Ciò di cui davvero in pochi sono a conoscenza è che l’Italia conta, in materia, un altro lusinghiero primato, quello di annoverare i critici di fumetto e cinema d’animazione disneyani più ferrati del pianeta. Pur essendo alto il numero dei pubblicisti italiani che hanno fornito contributi significativi alla storiografia Disney, il caso ha voluto che i quattro divulgatori più competenti, colti e prolifici (come dimostra la gran quantità di pubblicazioni da loro realizzata) siano toscani. Noti nel settore come i moschettieri della critica disneyana, i quattro sono il pistoiese Luca Boschi e i fiorentini Leonardo Gori (anche giallista di successo), Andrea Sani e Alberto Becattini. Quest’ultimo, nato nel 1955 e insegnante d’inglese nei licei, è dei quattro quello con la più spiccata attitudine per le catalogazioni e la compilazione di elenchi. Vittima felice di quella che Umberto Eco ha chiamato “vertigine della lista”, Becattini stila da quasi quarant’anni - grazie a un alacre e inesausto lavorio che solo le passioni divoranti rendono possibile - fumettografie e bibliografie incentrate sull’universo disneyano e, in generale, sul fumetto anglosassone. Il frutto di tanta vocazione tassonomica ha originato saggi che sono rapidamente divenuti un punto di riferimento irrinunciabile per gli storici dei comics e per i semplici collezionisti (due figure che spesso coincidono). L’ultimo di essi, ennesima e imponente fatica filologica, viene ora proposto dal commerciante ed editore barese Luca Mencaroni, il quale ha dato alle stampe un sontuoso volume cartonato, provvisto anche di sovraccoperta e cofanetto, dal titolo Disney in Italia. I libri illustrati 1932-1975 (pp. 312, euro 75, per richiederlo scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Il tomo in questione, come afferma l’autore in una nota introduttiva, è la realizzazione di un sogno. «Con pazienza, nei ritagli di tempo», scrive Becattini, «mi sono messo a sviscerare i libri illustrati disneyani pubblicati in Italia (molti dei quali fanno parte della mia collezione), risalendo - quando il loro contenuto non era di origine italiana - alle rispettive edizioni originali e ai rispettivi autori». L’esito è questa magnifica strenna che, oltre a ospitare un’incredibile messe di informazioni su tutti i libri illustrati - dunque non a fumetti bensì composti da testi e relative immagini - di carattere disneyano usciti in Italia tra l’inizio degli anni Trenta e la metà degli anni Settanta (e su coloro che li realizzarono), rappresenta una vera e propria gioia per gli occhi dato che, di quasi tutti i titoli censiti, molti dei quali rarissimi, viene riprodotta la copertina a colori.

Libri come questo di Becattini (il quale, nel 1989, presentandosi al «Lascia o raddoppia?» condotto da Bruno Gambarotta per rispondere a domande su Topolino, vinse 75 milioni di lire con cui - lo ha raccontato lui stesso - si comprò la casa), e in generale l’intera produzione saggistica di studiosi come lui, costituiscono l’argomento più forte a favore di quell’attività spesso bistrattata e irrisa (specie se applicata alla cultura popolare e alle cosiddette “arti minori”) e invece nobilissima che è il collezionismo. Se non vi fossero persone che, dedicando non di rado un’intera vita al sacro fuoco che li consuma, conservano (e preservano dalle ingiurie del tempo) quei parti dell’umano ingegno che hanno arricchito e segnato, magari anche solo per brevi periodi, l’esistenza di ognuno di noi, la realtà risulterebbe infinitamente più povera. E, di conseguenza, sarebbero gravemente depauperati il nostro immaginario e la nostra memoria storica, poiché, se non disponessimo delle collezioni che consentono la stesura di repertori come quello di cui stiamo parlando, diverrebbe assai arduo, se non impossibile, stabilire i corretti collegamenti tra epoche diverse e quanto in esse è stato concepito. Non si riuscirebbe a sapere, cioè, cosa c’è stato prima di ciò che vi è adesso, e che rapporti intercorrano tra il prima e il dopo. A conferma del fatto che chi fa del bene a se stesso, come il collezionista che appaga il suo bruciante desiderio di completezza, finisce spesso per rivelarsi un benefattore, ancorché misconosciuto, dell’umanità tutta.

*Articolo tratto dal quotidiano “Libero” del 15 agosto 2012. Per gentile concessione dell'autore.

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